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mercoledì 1 giugno 2011

Gita Minima al "Museo del Giocattolo e del Bambino" di Santo Stefano Lodigiano

Sabato di Pasqua era un po' bigio e un po' freddino, come oggi. Giorno ideale per visitare un piccolo museo.

Il Pulce qualche tempo fa era venuto fuori con la frase: "A Santa Lucia so già cosa chiedere, dei soldatini di piombo!" e così ho scoperto che alla scuola materna stavano affrontando il tema del confronto tra giochi di oggi e giochi antichi. Ne ho approfittato per proporgli di visitare Museo del Giocattolo e del Bambino ed è stato subito entusiasta (per fortuna!).


Mi sono un po' informata su internet ma il sito mi convinceva poco: un po' cupo e statico, vecchio stile, senza aggiornamenti.. Gli orari di visita, poi, molto ristretti! Ho telefonato per sicurezza la mattina e siamo stati fortunati: il museo era aperto e facilmente accessibile anche al piccolo, per cui ci siamo decisi.
Siamo partiti dopo pranzo per approfittare del sonnellino del Ciccetto e siamo giunti nello sperduto paesino di Santo Stefano Lodigiano senza alcun problema.. se fosse stata una bella giornata avremmo fatto pure un salto al Po perché, nonostante il nome, Santo Stefano Lodigiano è ben lontano da Lodi! Si trova a circa 5 km da Piacenza e se capiterà di tornarci scommetto che un bel posticino per il picnic lo troveremmo di sicuro da quelle parti!


Nel Museo, poco lontano dalla piazza del paese, ci accoglie subito il Direttore, Paolo Franzini, con un emozionante scritto incorniciato davanti all'ingresso e con la sua figura canuta, un nonno appassionato che ci ha accompagnati pazientemente per tutto il percorso raccontandoci i piccoli segreti dei suoi tesori e il suo tentativo di illustrare la storia dell'uomo attraverso i sogni dei bambini.



Nella costante evoluzione dei tempi
ci sono mondi da scoprire,
ci sono nuove esperienze da fare
e valori umani da trovare.
Cambiano uomini e idee,
restano le nostre opere
a testimonianza di queste tappe
e restano i giocattoli
testimoni dei nostri sogni.

Paolo Franzini                                                                        
                               
Il Museo è decisamente a portata di famiglia.



C'è un piccolo cortile, molto verde, con un portico e dei tavoli dove ci si può fermare per un picnic, e ci sono due piani di museo pieni di giochi di ogni tipo, raccolti personalmente in tantissimi anni dall'appassionato Direttore, il più grande collezionista di giocattoli del mondo.
Il suo sforzo è pienamente riuscito: nelle teche la meraviglia per l'accurata realizzazione dei giocattoli si fonde all'interesse per il loro valore storico, per il messaggio che portano in termini di valori e di significati culturali.

E non ci sono solo giochi! C'è un'intera valigia di un rappresentante di caramelle, ancora integra, il primo Topolino, disegni originali di Antonio Rubino, stupendi poster didattici, un mangiadischi e i dischi con le canzoni del Carosello, una valigia di bombe per insegnare ai bambini a non toccarle, libri illustrati, la vera maschera antigas di Paolo da piccolo, i mezzi di latta italiani in un packaging di alto design ante litteram, i dettagli "innocentemente" razzisti che caratterizzavano molti piccoli oggetti per piccoli.

Il signor Franzini ci ha accompagnati teca per teca ed ha colto ogni occasione per aprire i vetri e mostrarci in moto i meccanismi dei giocattoli meccanici.
Il prefertito del Pulce è la battaglia meccanica di soldatini di piombo al suon di carillon della Marsigliese (secondo me anche il preferito del Direttore! ;-) ).


Io non saprei cosa scegliere, forse la tartaruga da corsa futurista.
O forse questo porta birilli: mi ha ricordato tantissimo il gattobus di Totoro!!




La verità è che l'intera collezione è spettacolare e presentata in modo intelligente ed efficace.
Ma più che altro sono stata affascinata dall'intatta curiosità del Direttore, l'intatta voglia di giocare e di comunicarci i multipli significati incorporati in ciascun oggetto da lui raccolto: la storia dell'epoca, la storia dei bambini che ci hanno giocato, la storia sua di come è riuscito a trovarlo e di cosa vuol dire per lui.

Questa bambola è ben strana: è stata prodotta all'epoca della diffusione dei raggi X come strumento diagnostico..

E questo qui lo riconoscete?


La casa delle bambole racchiude tutto un mondo!



Alla fine me ne sono andata di malavoglia, sarei stata volentieri a sentire aneddoti ancora un po'!
La visita ci è costata in tutto 12 euro e il Direttore ci ha fatto scegliere una bella cartolina illustrata.

Ci ha infine ricordato che metà della sua collezione (!!!) è ospitata nella sede del Museo del Giocattolo e del Bambino di Cormano (MI), gestita da suo figlio e altrettanto interessante nella sua collocazione presso il Bi (La fabbrica del gioco e delle arti).

Non vedo l'ora di visitare anche quella!!!!

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